
Anche se sono giovane (almeno, per l’epoca a cui dovrò accennare), una delle norme che mi ha sempre fatto ridere per come era stata concepita era la *Legge Jervolino-Vassalli*. Detta in soldoni, stabiliva che l’uso personale di droga (leggera o pesante, poco importa) fosse un illecito amministrativo. Insomma
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Se ti becco a drogarti, ti multo. Magari, ti sbatto anche in galera
Non mi risulta che la norma sia servita a qualcosa. C’è da dire che durò ben poco: varata nel 1990, fu pesantemente modificata grazie a un referendum nel 1993.
Leggendo le notizie stamattina, mi è venuto in mente il ritornello della canzone degli Abba:
Mamma mia, here we go again
Insomma: ci risiamo!
Sociologia dei Maranza
Ma cosa c’entra una legge ormai abrogata da trentun anni? Tecnicamente, nulla. Praticamente, è la prima norma che mi è venuta in mente leggendo la trovata del Governo in carica. Vi lascio le fonti:
Meloni & Co. Vorrebbero rimettere in riga i cosiddetti maranza. Facciamoci aiutare dal vocabolario Treccani e cerchiamo la definizione del termine:
Giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente (con capi e accessori griffati, spesso contraffatti) e dal linguaggio volgare.
Insomma: parliamo di gruppi di giovani che fanno – in qualche modo – casino. Mi rendo conto che dire casino è un eufemismo: possiamo andare dalla musica a palla alle due di notte all’aggressione a mano armata e oltre. Analizziamo la questione in modo più analitico.
Cosa dice la riforma
In buona sostanza, il Governo vuole riformare l’Articolo 98 del Codice Penale. Attualmente, prevede che i minorenni che abbiano già compiuto quattordici anni siano imputabili, ammesso che abbiano la capacità di intendere e di volere. Siccome il diavolo sta nei dettagli, il governo ha deciso di aggiungere quattro paroline all’articolo: fino a prova contraria. Insomma, non è l’accusa che deve dimostrare che il minorenne sia abbastanza maturo, ma la difesa che deve dimostrare che non è maturo. Se vogliamo essere pignoli, in legalese si parlerebbe di inversione di onere della prova.
Ci vorrebbe la nonna di Beppe Grillo…o Coriano
Negli Anni Novanta, quando Beppe Grillo faceva solo il comico, fece una battuta esilarante, di cui ometto il bersaglio, ormai morto da tempo. Sostituiamo il soggetto con un nome a caso: Giovanni. La battuta in sé funziona ancora adesso per questa norma:
Ci vorrebbe mia nonna, con la borsa di finto coccodrillo: vieni qua, Giovanni (mima la borsetta in testa)! Vai a scuola!
Battute a parte, mentre scrivevo questo articolo mi veniva in mente un paese in provincia di Rimini: Coriano. Il nome non dirà molto ai più, perché conosciamo meglio una realtà del luogo: San Patrignano, per gli amici Sanpa.
State tranquilli: non voglio mandare in comunità tutti i maranza. Spero solo che qualcuno abbia l’idea che risolverebbe tutto. Manteniamo l’onere della prova in carico all’accusa, ma modifichiamo il progetto rieducativo. Creiamo delle comunità per i minorenni sullo stile di San Patrignano e insegnamo agli ospiti a rigare dritto. So che queste realtà ci sono, ma sono poche e poco conosciute.
Visto che ho parlato di Sanpa
Lasciamo ai giudici del tribunale dei minori disquisire sulla norma in sé. Visto che ho accennato a San Patrignano (realtà di cui – negli anni – si è detto tutto e il contrario di tutto), vi lascio un compito. Cercate il nome del santo su internet e vedete cosa salta fuori. Fatevi una vostra idea e poi ditemi cosa ne pensate della mia proposta nei commenti.



