
Oggi vi propongo un quiz. Gerry Scotti mi ha proposto di chiamarlo *Chi è il leader?*. Prendendo a riferimento la data di oggi, ditemi chi guida:
- Fratelli d’Italia
- Il Movimento 5 Stelle
- Il Partito Democratico
I nomi li conosciamo tutti, ma ci siamo dimenticati un particolare. Lo statuto del Partito Democratico ha in pancia un elemento che non possiamo considerare irrilevante: le primarie.
Il meccanismo in breve
Prima di tutto, chiariamo un punto. All’opposizione si tengono almeno due elezioni primarie: quella che indica chi dovrà guidare il singolo partito e quella che dovrà guidare l’alleanza con il Movimento 5 Stelle, che potrebbe essere anche un grillino. Insomma: una indica il leader del PD, l’altro il leader di coalizione. È un po’ come alla Camera e al Senato: una volta eletti, Deputati e Senatori eleggono il proprio Presidente.
Il mandato a segretario del PD di Elly Schlein scadrà a marzo 2027. Anche se si tratta dell’anno prossimo, le manovre interne di avvicinamento ai gazebo sono già cominciate. Statuto del PD alla mano, le primarie dovrebbero essere indette sei mesi prima della fine effettiva del mandato. Per carità: stiamo parlando di uno statuto e non della Costituzione, ma è giusto tenere la barra dritta internamente, altrimenti come puoi pretendere di fare lo stesso se e quando siederai a Palazzo Chigi?
Possiamo spiegare tutto il casino in breve? Partiamo dalle cose più semplici. Chi vincerà le elezioni sarà l‘erede di Elly Schlein (che potrebbe succedere a sé stessa). Ci sarà una seconda tornata, che vedrà in campo i leader dei partiti dell’attuale opposizione: chi vincerà sarà il candidato premier. Avete presente le elezioni del Presidente degli Stati Uniti? Una cosa simile, solo che invece di Democratici vs. Repubblicani la sfida sarà democratici vs. grillini.
Dimmi dove e quando?
Voi penserete che si sappia già la data o il ventaglio di date possibili. Invece, no: pare che al Nazareno stiano ancora litigando per il come e il quando. Leggete cosa dicono le agenzie di stampa:
Siamo davanti al classico dilemma amletico:
Farle o non farle? Quando farle? Questo è il problema!
L’appartamento e il vicino rissoso
Se un Partito fosse un appartamento, diremmo che ognuno a casa propria è libero di fare ciò che vuole. Il problema sono i vicini di casa: non credo siano molto contenti che ascoltiate Sweet Child O’ Mine a tutto volume alle due di notte.
Fuor di metafora: bisogna considerare il Movimento 5 Stelle. Non possiamo seguire la logica del:
Il segretario del PD è il candidato premier naturale
Continuando la metafora del condominio, il vicino vuole dire la sua in assemblea e dormire sonni tranquilli: è un suo diritto, giusto?
Elly, la proroga e il voto in più?
La situazione è più che nebulosa. C’è già chi parla di una proroga alla segreteria di Elly Schlein quel tanto che basta per organizzare il tutto in sicurezza.
La vostra domanda è più che legittima:
Cosa ci sarebbe di male?
Il problema nasce dal fatto che non è mai accaduto prima! Anzi, da quando è nato il Partito Democratico, tutti i segretari in carica si sono dimessi prima della scadenza naturale del mandato. Vedo un pericoloso precedente all’orizzonte: speriamo non sia un treno!
C’è dell’altro, ovvero rispondere alla domanda:
Chi sarà il candidato Premier?
No, non sarà per forza il segretario democratico, perché c’è il vicino di casa: Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
La Schlein propone la strada delle primarie di coalizione: i leader dei partiti che vanno ancora alle urne interne per stabilire chi sarà il candidato premier. Non facendole Giuseppe Conte teme che il leader di coalizione possa essere quello del partito che prende più voti in seno alla coalizione. Insomma: se il PD prende più voti del Movimento 5 Stelle, allora il leader di coalizione ha sede al Nazareno.
Prequel per la sconfitta
Psicologicamente parlando, le preferenze degli italiani esprimono un concetto: i nostri connazionali vogliono l’uomo forte al comando.
Se penso ai leader dall’altra parte c’è uno schema collaudato: Giorgia Meloni è il leader, Matteo Salvini il vice, con il Generale Vannacci che fa un po’ la parte del bambino capriccioso.
Se le preferenze psicologiche degli italiani non cambieranno, il PD – per tornare alla vittoria – dovrà cambiare strada. Ma quale strada percorrere? Se avete proposte, vi aspetto nei commenti.
Le idee di Pierluigi
So che rispondere alla domanda che vi ho posto non è semplice. Per farvi un’idea, potreste leggere Chiedimi chi erano i Beatles di Pierluigi Bersani, molto addentro alle dinamiche politiche. Lo trovate su Amazon a questo link.
Forse riusciremo a vincere…il milione di euro messo in palio da Gerry Scotti.



