Dolly e Tim, sempre insieme

Immagine per il blog di Matteo Poletti. Croci bianche in campo nero con le date "1946-2026". Frase fra virgolette rosse: "Due lutti eccellenti in ventiquattro ore, stessa età". Riferimento al sito ANSA. In basso a destra: logo con lettere MP fra virgolette rosse e cerchiato di rosso. Indirizzo del blog di Matteo Poletti
Ci lasciano un mito del country e un mito del teatro

Nel mondo della musica americana, il 3 febbraio 1959 è ricordato come The day the music died

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Potremmo tradurlo come Il giorno in cui la musica morì. Probabilmente ve lo ricordate come il verso di una canzone di Madonna. Miss Veronica Ciccone non ha fatto altro che la cover di un vecchio brano di Don McLean: American Pie

Chiarito il dubbio, parliamo del fatto che fece nascere il detto e – di conseguenza – la canzone e la cover: quel giorno un aereo si schiantò a Clear Lake, nell’Iowa. Nessuno sopravvisse. Su quell’aereo c’erano – tra gli altri – Buddy Holly, Ritchie Valens e The Big Bopper. 


Il 25 e il 26 agosto 2026 rischiano di entrare nella storia dello spettacolo americano come the days the show died: i giorni in cui lo spettacolo morì.


Hello Dolly and Dr. Frank-N-Furter


Non ne avevo parlato ieri perché le notizie sono giunte fra la tarda serata e la notte inoltrata ora italiana. Fatto sta che le agenzie prima lanciano la notizia della morte di Dolly Parton ai seguenti link: 


Poi sono costretti a fare il bis annunciando quella di Tim Curry con questi link:


Non pretendo che conosciate tutti i nomi dello Star System americano. Pensate che negli U.S.A. – per fortuna loro, aggiungerei – non sanno chi sia Sal DaVinci. Diamo qualche parametro, così ci capiamo meglio. Per guidare la lettura, andiamo in ordine alfabetico di cognome. 




Tim Curry (con la u, proprio come la famosa spezia indiana) era praticamente il Dr. Frank-N-Furter. E qui sento i Millennials gridare in coro:

Chi?


Va bene: con voi devo fare un altro esempio. Avete mai visto Mamma ho riperso l’aereo – mi sono smarrito a New York? Non ditemi di no: quello lo danno un Natale sì e l’altro pure in televisione. Uno dei personaggi più spassosi era il concierge dell’Hotel Plaza. Bene, quel concierg altri non è che Tim.  Maniaci dell’horror che odiate i musical, ho il paragone anche per voi. Diciamola in breve: è morto IT! No, non il suffisso degli indirizzi internet italiani: il pagliaccio dei vostri incubi, quello creato dalla penna di Stephen King. Sotto non so quanti chili di trucco, nella trasposizione televisiva c’era Tim!


Su Dolly Parton sono sicuro abbiate sentito almeno una canzone. Forse l’avete sentita dalla voce incantevole, ma sbagliata, di Whitney Houston, che nel 1992, nella finzione cinematografica, assunse Kevin Costner come Guardia del corpo. Sapete benissimo che la canzone di cui parlo è I will always love you, ma forse non sapete che è una cover di un brano di Dolly con lo stesso titolo


 A Dolly l’Empire State Building, a Tim Broadway

Senza augurare la morte a nessuno, ho provato a immaginare cosa avrebbe significato una doppia morte eccellente in Italia. 

Per dirla brevissima: un grandissimo casino. Ci sarebbe da organizzare la cosa in modo che il rendere omaggio a uno non intralci quello dell’altro. 


Negli Stati Uniti – si sa – sono un po’ più organizzati di noi. Nella notte della Grande Mela, sei ore indietro rispetto alla nostra, l’Empire State Building, il più vecchio grattacielo di New York, si è illuminato di rosa in omaggio a Dolly Parton. 


L’omaggio a Tim ha avuto luogo a Broadway: non è necessario che vi ricordi che sia la strada dei teatri, ma ve lo dico lo stesso.  Un dr. Frank-N-Furter del passato recente (Luke Evans), uno del presente (Paul Soileau) e uno del futuro (Jake Shears) hanno eseguito la ballata I’m Going Home in ricordo di Tim.


 Dalla news alla critica


La voce di Dolly c’entra con quella di Whitney come una faina in un pollaio. Sarebbe come far cantare Figaro qua, Figaro là (una parte da baritono) a un tenore. Ah, se il Maestro Riccardo Muti mi sta leggendo, chiariamo un punto: so bene che l’aria si intitola Largo al factotum, ma Figaro qua, Figaro là è immediatamente comprensibile.


Mettiamola in modo più armonico: il testo resta quello, ma – vuoi per l’accompagnamento, vuoi per il timbro – stiamo parlando di due interpretazioni diverse. Nei commenti potete dire una cosa del tipo:


Io preferisco la versione di Dolly/Whitney


Ma non osate dire cose come:


Whitney è meglio di Dolly (o viceversa, ndr)


I registri vocali sono incomparabili.


Su Tim bisogna fare un discorso diverso, anche se molto breve e limitato ai film. Personalmente, non riesco a immaginare un altro Dr. Frank-N-Furter Non è la solita storia dell’attore schiavo del personaggio. È l’esatto opposto: è il personaggio a essere schiavo dell’attore. 


Tanto per essere chiari, vi giro la mia classica domanda provocatoria


Riuscite a immaginare Rocky Balboa con una faccia diversa da quella di Sylvester Stallone?


No? Bene! Per il dr. Frnk-N-Furter è la stessa cosa, con buona pace di tutti gli attori in giro per il mondo che hanno impersonato la parte a teatro. 


Consigli? Troppo facili, oggi

Parli di Tim Curry e del dr. Frank-N-Furter: non puoi giocare con il nome suggerendo una cena indiana, suvvia. L’unica cosa da fare è andare a recuperare il film: lo trovate su Amazon a questo link. Se lo avete già in videoteca, suggerisco di recuperare tutta la serie di Mamma, ho perso l’aereo, non solo il secondo capitolo: almeno per Natale siete a posto. Lo trovate cliccando qui.


Per Dolly Parton, come già successo in altri casi, suggerisco sempre di recuperare l’ultimo CD: lo trovate a questo link. Si chiama Rockstar.

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