l’AI arriva in aula allucinata

Grafica per il blog di Matteo Poletti. Logo di Anthropic con tocco universitario. Frase fra virgolette rosse: "Professor Gpt". Riferimento al sito ANSA e al blog di Matteo Poletti. Logo con lettere "MP" fra virgolette rosse e cerchiato di rosso"
Comincia l’avventura dell’intelligenza artificiale come insegnante. Come se la caverà?


Una delle mie scene preferite nel film L’Attimo fuggente.è quella in cui il professor John Keating esorta gli studenti a strappare l’introduzione del libro di testo, giudicando le teorie dell’autore come escrementi, preferendo che ogni studente sviluppi un proprio pensiero critico.

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AI come il professor Keating?


Che l’intelligenza artificiale stia facendo passi da gigante è palese. Time l’ha eletta persino Persona dell’anno (ne parlavo in questo articolo).Tanti immaginano le possibili applicazioni, altri le mettono addirittura in pratica. Le ultime notizie battute dalle agenzie fanno sembrare che i professori possano andare tutti in pensione: tanto, ci penserà ChatGPT o chi per lei. 


Detto in soldoni, Anthropic (l’azienda mamma di Claude, per capirci) sta lanciando Claude for education, una piattaforma AI che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aiutare gli studenti a pensare. Da altre parti, si scomoda persino Socrate: un team di ricercatori dell’Università della Carolina ha sviluppato un programma – sempre basato sui modelli di intelligenza artificiale – che fa – in pratica – la stessa cosa del concorrente. Nome del software: Socratic Challenger.


Tutte le caratteristiche tecniche che sappiamo finora sono riportate nelle notizie delle agenzie di stampa che vi lascio: 




Okay: la notizia dell’ANSA ha ormai più di un anno, ma – unita a quella più recente – fa capire la direzione che stiamo prendendo.

Un professore allucinato


Vi invito a fare un test macabro. Scegliete due o più piattaforme di intelligenza artificiale, poi aspettate. Cosa? La notizia che schiatti qualcuno di importante. Appena leggete la news, fate la domanda in modo secco: 


[Nome e cognome del personaggio] è vivo o morto?


Il risultato è sicuro quanto giocare la schedina del Superenalotto dopo l’estrazione: ChatGPT o chi per lei vi dirà che il personaggio è vivo! Perché? Semplice: i database non sono aggiornati in tempo reale. Per quanto possa essere veloce, anche l’intelligenza artificiale ha bisogno di tempo per macinare tutte le informazioni nuove. 


Fin qui, è anche comprensibile. Non riusciamo ancora ad aggiornare le informazioni in tempo reale. Ma c’è di peggio. Ogni tanto, il cervello* dell’intelligenza artificiale sbarella e risponde in modo allucinato, letteralmente. Potrebbe capitare che vi dica che la somma di 1+1 è uguale a 3, per capirci. In gergo tecnico, è quella che si chiama allucinazione.


Ora provate a immaginare un professore che – per un attimo di distrazione – dice una fesseria durante una lezione. I genitori degli alunni chiederebbero la testa del poveretto seduta stante. A chi chiederemo il licenziamento di Prof. ChatGPT quando sarà vittima di un’allucinazione?

L’ha detto l’AI


Proviamo a girare la questione? Vi ricordate quando i nostri nonni erano convinti di qualcosa solo perché l’aveva detto la televisione? Cambia lo strumento, ma il risultato è lo stesso.


Volendo essere proprio precisi, potremmo dire che l’intelligenza artificiale si basa su fatti: non crede che una cosa si faccia in un certo modo, è sicura che si faccia così perché lo ha appreso (qualcuno le ha dato in pasto il manuale dell’argomento). Se si è sicuri di qualcosa, il pensiero critico va a farsi benedire. Può forse dire che il metodo X è più veloce del metodo Y, ma non può dire se X è migliore di Y: non conta solo la velocità nella valutazione.


Sicuramente mi sono lasciato prendere dalla foga e – altrettanto sicuramente – ho dimenticato qualche punto importante che qualche esperto potrebbe sviluppare nei commenti. Tuttavia, ho cercato di elencarvi tutti i contro dell’ipotetico Professor Anthropic. Sono di parte? No, anche il Professor Gemini e il Professor ChatGpt hanno gli stessi problemi. Provare per credere.


Impariamo a usarla


Facciamo un salto indietro di una trentina d’anni. Nel 1996, il Council of European Professional Informatics Societies, meglio noto come CEPIS, capì – con colpevole ritardo, a dire il vero – che tutti avrebbero dovuto imparare almeno le competenze di base del computer. Tirò fuori dal cilindro quella che noi conosciamo come Patente Europea del Computer, un tempo nota come ECDL, ora chiamata ICDL. 


Non sarebbe male che il CEPIS o chi per lui facesse la stessa cosa per l’intelligenza artificiale: se vuoi utilizzarla al meglio, devi essere patentato


Per il momento, nulla del genere sembra all’orizzonte. Dobbiamo arrangiarci da soli. Fortuna vuole che stiano uscendo tanti libri sull’argomento. Se siete neofiti, potreste provare a dare un’occhiata a L’Intelligenza Artificiale spiegata agli idioti: La guida pratica per pigri e negati di Denis Bulgarini. Non offendetevi per il titolo: non l’ho scritto io. Lo trovate su Amazon a questo link.

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