Ordine dei giornalisti vs. We News

Illustrazione concettuale con un chip IA, una freccia rossa e un quotidiano, accompagnata dal testo "Adesso le news le scrive l'AI (ma i giornalisti si incazzano)". Grafica ufficiale con loghi del blog di Matteo Poletti.
Un intero giornale online scritto da 120 agenti di intelligenza artificiale con nomi e foto fittizie


Ogni tanto mi diverto a giocare con l’intelligenza artificiale. Ammetto di avere una predilezione per Gemini, offerta gratuitamente da Google. La uso principalmente come correttore di bozze: l’errore di digitazione può capitare a tutti. Non ci trovo nulla di male: è – sostanzialmente  – la versione 2.0 del correttore automatico di Microsoft Word. Non vi preoccupate: dietro i miei sproloqui ci sono soltanto io, con qualche refuso in meno. 

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Noi e le notizie


Qualcuno in terra orientale ha preso la mia idea, l’ha migliorata (diciamo così: poi capirete perché) e ci ha fatto una valanga di soldi…per ora. 


I capoccia dell’azienda AZ Medias Limited (nulla a che vedere con il dentifricio, ndr) di Hong Kong hanno deciso di creare anche in Italia we-news, un sito di notizie creato interamente dall’intelligenza artificiale. 


Da quanto ho capito, funziona così. Un agente IA rastrella il web in cerca di notizie (un po’ come fa da decenni lo spider di Google), lo dà in pasto a un suo collega che genera l’articolo, lo impagina e lo pubblica sul sito. Ciliegina sulla torta: l’agente IA  non si chiama – per dirne uno – NewsGPT, ma ha un nome che potreste trovare in un qualsiasi registro dell’anagrafe. Qualche esempio: 

  • Mariangela Curcio: corrispondente dalla provincia di Crotone.  Nulla a che vedere con il fondatore delle Brigate Rosse, Renato
  • Sofia Brambilla: con un nome così, da dove volete che scriva? Dalla provincia di Milano o da quella di Monza? Buona la seconda 
  • Giuseppe Morabito: corrispondente da Reggio Calabria


Dire che l’Ordine dei Giornalisti si è incazzato come una iena è dire poco. 


Facciamo parlare le agenzie


Comincio con il darvi le fonti:

Per poi cercare di riassumere il tutto. Secondo la Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige mancano le basi (per dirla con il nano de Il milanese imbruttito) per poter parlare di giornale: i giornalisti e il direttore responsabile. 

Permettetemi una battuta: se un politico si sente insultato da un articolo pubblicato da we-news chi può trascinare in tribunale? Il server aziendale, forse?


Battute a parte, la stessa domanda se la fa – in termini più seri – l’Ordine dei Giornalisti. Esiste un testo unico che regolamenta la professione per gli iscritti all’albo. 


Facciamo un esempio tra il serio e il faceto. Diciamo che su internet si trovi la notizia della morte di qualcuno d’importante. Il giornalista professionista controllerà le fonti. Se, per dirne una, a morire fosse un politico qualsiasi, tempo trenta secondi l’addetto stampa di quel politico sarebbe subissato di telefonate. L’intelligenza artificiale non fa questo controllo: prende per buona l’informazione perché è riportata da più parti e scrive l’articolo. Non sto ad annoiarvi con le spiegazioni. Diciamo solo che si chiama fact-checking, che è lo stesso controllo che fa (o dovrebbe fare) uno chef in cucina: meglio che nel filetto alla Wellington non ci sia la salmonella. Ci siamo capiti?


Nel caso peggiore, ci sarebbero un paio di giornalisti umani che rischierebbero la radiazione per non aver corretto la notizia e – in buona sostanza – aver inquinato il pozzo.


Cosa accadrebbe senza controllo?


Immaginate che le notizie che leggete e sentite ogni giorno siano come le sigarette Nazionali: senza filtro. Riuscireste a mettere un filtro voi? 


Non dubito sulle vostre capacità intellettive, ma sicuramente un giornalista professionista sa a cosa credere e cosa no. Inoltre, diciamolo francamente, l’intelligenza artificiale scrive in modo troppo neutrale. Tralasciando l’inclinazione della testata, dalle righe dell’articolo di un giornalista umano si capisce da che parte sta. Se non siamo già ai tempi previsti da Orwell in 1984 con il Ministero della Verità, poco ci manca. 


Tiriamo fuori Orwell e Joshua


L’ho citato, ve lo consiglio. Per una cosa del genere, bisogna andare a rileggere cosa pensava George Orwell. Trovate il volume di 1984 su Amazon a questo link.


Se preferite un film per capire cosa (teoricamente, si spera) potrebbe accadere, vi consiglio Wargames: giochi di guerra. È del 1983, ma aveva già previsto tutto. Anche lui, lo trovate su Amazon a questo link.

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