Banche: Risiko o Monopoly?

Grafica per il blog di Matteo Poletti. A sinistra: scatola di Risiko. A destra: scatola di Monopoly. Frase fra virgolette rosse: "A quale gioco stanno giocando?". Riferimento al sito ANSA e al blog di Matteo Poletti. Logo con lettere "MP" fra virgolette rosse e cerchiato di rosso.
Le banche tolgono il costume da bagno e tirano fuori i giochi da tavolo


Comincio a pensare che a Siena siano ancora preda della periodica ubriacatura da Palio: avevo scritto qualcosa in questo articolo. Non faccio in tempo a tornare dalle ferie, che già un’azienducola si sta muovendo sul mercato, come già stava facendo in primavera. 

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 Lo chiamano Risiko, ma è Monopoly


Appena rientrato dalle ferie, l’Amministratore Delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, si è rimesso al lavoro, continuando a fare ciò che aveva cominciato prima di partire, anche se non tutto il CdA era d’accordo. 


Detta spiccia, il Monte vuole andare a fare la spesa a Milano. Ha messo gli occhi  su Banco BPM, ma questo lo si sapeva già dalla primavera. La mattina del 21 agosto ha fatto la sua mossa: ha lanciato un’Offerta Pubblica di Scambio (spesso abbreviata come OPS). In cambio di un’azione di Banco BPM, gli azionisti dell’Istituto di Piazza Filippo Meda riceveranno 1,567 azioni del Monte dei Paschi di Siena. 


Ma non è finita qui. Nel turbinio di acquisti della Banca senese è finita in mezzo anche Banca Generali. Qui l’offerta è di  6,958 azioni di Siena per ogni azione di Trieste. 


La mia calcolatrice – una di quelle ancora ad otto cifre – si è rifiutata di fare il calcolo ma, moltiplicando il prezzo delle azioni per il numero di titoli in circolazione, si scopre che sul piatto ci sono qualcosa come 34 miliardi. Poco più di 25 miliardi per comprare Banco BPM, il resto per Banca Generali.


Lo so: ve l’ho fatta molto breve. In ogni caso, vi lascio le agenzie di stampa per approfondimenti:




Sono mesi che – ogni volta che una banca cerca di acquistare un concorrente – si parla di Risiko Bancario. Non solo per dire, questa è la mossa con con cui MPS cerca di reagire all’attacco di Intesa Sanpaolo, che aveva lanciato un’Offerta Pubblica di Scambio e Acquisto proprio contro la banca senese. Sarà che sono un pacifista e preferisco i soldi a un AK-47, ma io lo chiamerei Monopoly Bancario. Per cominciare a costruire, bisogna avere tutti i terreni dello stesso colore. 


Facendo un paragone un po’ guerrafondaio, a Siena si contano già i primi disertori: se è vero che la decisione in CdA è passata, è anche vero che quattro consiglieri indipendenti si sono astenuti.


Ma dalle parti di Milano e Trieste, che si dice? Non si sa: alle undici del mattino, la sezione dei comunicati stampa del sito di Banco BPM era ancora clamorosamente vuota. Idem per Banca Generali.


Prossimo terreno?


Continuando l’analogia con il mio gioco preferito, sospetto che la partita non sia ancora finita, anche perché i giocatori sono ben più di quattro o sei. La domanda – provocatoria, ma non tanto – che vi lascio è: 


Quale sarà la prossima acquisizione e da parte di chi?

 


Quei dati che ai risparmiatori non dicono molto


Leggere i dati di un’operazione del genere somiglia a leggere il referto di una TAC: se il radiologo non lo traduce, il paziente non ci capisce molto.

L’unica cosa sufficientemente chiara è che, se l’operazione andasse in porto, si costituirebbe il terzo gruppo bancario italiano. Cercherò di fare una spiegazione da bar, sperando che qualche Amministratore Delegato non mi legga…oppure mi legga e mi corregga. 




L’offerta pubblica di scambio è un baratto, più o meno: io ti do una cosa (le azioni in mio possesso) e tu me ne dai un’altra (spesso azioni di un’altra azienda). Per cercare di convincerti, ti offro anche qualcosa in più. In questo caso, il 10% rispetto al valore in borsa del 20 agosto. Per la cronaca, il prezzo al 20 agosto era di 16.75 euro, cosa che fissa il prezzo di scambio a 18.42 euro. Siccome le azioni sono in mano a migliaia di azionisti, rastrellare quei titoli richiede tempo. Non si sa ancora fin quando si potrà aderire, anche perché la CONSOB, che vigila sulla Borsa, deve dire la sua. In genere, queste cose vanno per le lunghe: evitate la corsa agli sportelli, please. 


Volete che in finanza non esista un termine che spieghi tutto questo popò di roba con una parola? Certo che c’è: si chiama concambio, talmente poco usata fuori dal gergo finanziario che pure il correttore di bozze di Word non la riconosce.


Fin qui, era facile: adesso viene il bello. Se avete letto le agenzie, vi trovate davanti ad alcune parolacce in inglese. Quello che vogliono esprimere, in realtà, è molto semplice.  

  • Cost Income ratio: non è altro che il rapporto fra costi e ricavi. Se dovessimo metterla in forma di problema di matematica, è come se ci trovassimo davanti al quesito


Quanto spende la Ditta per ricavare un euro?

  • Advisory: chiamarla consulenza finanziaria non è nelle corde di Piazza Affari, ma stiamo parlando proprio di consulenza finanziaria
  • Franchise: su questa parola ci cascano in molti. Non parliamo del termine che ha dato origine al franchising (strada seguita McDondald’s e compagnia elencando), ma della forza del marchio. È un po’ come nelle corse: è più forte la Ferrari o la McLaren?
  • EPS: acronimo inglese che sta per earnings per share. Sapete com’è: chiamarlo utile per azione suonava come stilare la relazione di bilancio…e la relazione di bilancio si stila una volta ogni trimestre. 


Prendetevi una pausa


Lo so: l’articolo è lungo, ma semplicemente perché la faccenda è complicata. Che ne dite di prendervi una pausa? Potreste giocare ad uno dei giochi da tavolo che ho citato:

  • Se siete più economisti, su Amazon trovate il Monopoly a questo link
  • Se siete più guerrafondai, sempre su Amazon trovate il Risiko a questo link

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