
Sono passati più di vent’anni da quando ebbi il primo approccio con il marketing e la pubblicità. Una lezione, però, mi è rimasta viva in testa: il consumatore deve restare al centro del discorso. In pratica, è come se anche il consumatore facesse parte del Consiglio di Amministrazione, anche se non ci capisce una ceppa di finanza.
L’Azienda pop senza il consigliere pop
Che ogni azienda abbia il suo mercato di riferimento non lo dico certo io. Non sono nemmeno io a dire che in ogni mercato c’è qualcuno che fa la parte del leone. Per esempio, se dici auto sportive, dici Ferrari, con buona pace della Porsche. Nei computer la questione è un po’ più complicata: se vuoi essere pop, devi comprare un Mac, se vuoi essere aziendalista devi piegarti al dominio Microsoft.
Nel mondo dell’occhialeria, almeno dal 1999, il marchio pop per eccellenza era Luxottica, anno in cui si presentò dalla Bausch & Lomb e gli sottrasse il marchio di occhiali che aveva vestito John Belushi in Blues Brothers, Tom Cruise in Top Gun e molti altri: la Ray-ban. Luxottica non era una novellina in questo senso: già dal 1990 il marchio Vogue era sotto l’ala dell’azienda di Leonardo Del Vecchio.
In genere, quando i padri fanno, i figli distruggono. Leonardo ci lasciò nel 2022. Il figlio, Leonardo Maria, però aveva imparato bene la lezione: quello che conta sono le persone, non i numeri. Okay, Leonardo II non era il presidente del gruppo (quello si chiama Francesco Milleri), ma in CdA poteva dire la sua.
Negli anni Del Vecchio Jr. Non deve essere stato tanto d’accordo – per non dire di peggio – con la gestione Mileri, tant’è che stamattina ha mandato tutti al diavolo, come riportano le agenzie:
Lo ha fatto con una letterina che non è ancora dato leggere nella sua interezza: è stata pubblicata da Milano Finanza, ma ci vuole l’abbonamento. Dagli estratti che si leggono, pur mantenendo toni garbati, Del Vecchio deve aver caricato la sua stilografica con il cianuro e non con l’inchiostro.
Insomma:l’azienda italiana pop non ha più il suo consigliere pop che avrebbe potuto dire comunque la sua. Non solo era il figlio del fondatore, ma anche presidente del marchio Ray-ban e consigliere nel CdA di Essilor-Luxottica.
Cosa dice Del Vecchio
Un industriale non si permetterebbe mai di usare il linguaggio di un metalmeccanico in una lettera mandata a un Consiglio di Amministrazione: gli insulti devono essere letti un po’ fra le righe. Se fosse stato un metalmeccanico, però, Del Vecchio avrebbe tirato una chiave inglese del 16 in testa ai consiglieri.
Diciamolo: più che pop, Del Vecchio è stato retrò, rimpiangendo nella lettera lo stile della vecchia gestione. Ma come faceva la vecchia gestione. Mettiamola così: seguiva il mantra
Il cliente è re
Fare due più due è fin troppo semplice, anche se è una speculazione. Stai a vedere che, oltre ai clienti, la nuova gestione non mette al centro nemmeno i dipendenti. Tra le righe sembra proprio così. Del Vecchio ha accusato la nuova gestione, capitanata da Francesco Milleri come:
- Distante e impersonale
- Schiava dei numeri
- Priva di centralità dell’individuo
- Senza continuità
Nell’ultimo punto, tocca una faccenda personale: a Del Vecchio Jr. non andava di essere considerato solo il figlio del fondatore. Era il Direttore della strategi*, quello che deve avere – per definizione – la visione dell’azienda nel prossimo decennio. Andando a salire, mi sembra di vedere una qualsiasi azienda marchiata Paperon de’ Paperoni: guadagnare tanto, (forse) spendere poco…e chissenefrega dei dipendenti. Quanto alla continuità, ammettiamolo. È difficile dare continuità all’azienda quando il deus ex machina se ne va. Ricordate cosa accadde alla Apple quando se ne andò Steve Jobs? Purtroppo, il capo supremo del mondo ha deciso che Jobs non tornerà a Cupertino e Leonardo non tornerà mai più ad Agordo, nel bellunese.
Probabilmente, si trasferirà a Milano, dove ha sede la sua LMDV Capital che continuerà a seguire in prima persona.
Il nuovo Steve Jobs italiano?
Chiariamo subito un punto: voglio fare un commento, non una speculazione.
Se qualcuno si ricorda della storia di Steve Jobs, vedrà molte analogie: allontanato dall’azienda che aveva creato (che – poi – a creare Luxottica fosse stato il papà, poco importa) aveva intrapreso nuove avventure: alcune di successo (Pixar), altre meno (NeXt). Nel frattempo, Apple affondava. Tornò a Cupertino: il resto è storia.
E se accadesse lo stesso filo conduttore ad Agordo? Ne vedremmo delle belle. Fatemi sapere quali belle potremmo aspettarci nei commenti.
Cosa avrebbe detto papà?
Scrivendo, mi sono domandato:
Cosa avrebbe detto o pensato papà Del Vecchio?
Non dico che la biografia scritta da Tommaso Ebhardt possa fornire la risposta definitiva ma sicuramente può farci sospettare qualcosa. La trovate su Amazon a questo link.


