Ciò che Donald non vuole non esiste

Grafica per il blog di Matteo Poletti inserita in una cornice con virgolette rosse. In alto, la bandiera dell'U.R.S.S. Al centro, la scritta 'Donald contro il vessillo morto e sepolto'. In basso, la dicitura 'Tratto dal sito ANSA', il link al sito e il logo 'MP' cerchiato di rosso.
Qualcuno dica a Trump che il Comunismo è morto!


Se gli italiani – uniti ad altri paesi Europei – celebrano la loro indipendenza il 25 aprile di ogni anno o giù di lì, per gli americani la data si posticipa e si anticipa contemporaneamente, con le celebrazioni del 4 luglio. Da un lato dell’Atlantico ci si riferisce al 25 aprile 1945, giorno della liberazione dal Fascismo. Sull’altra sponda si fa riferimento al 4 luglio 1776, quando le colonie dei futuri Stati Uniti si affrancarono dal dominio inglese. Nelle due date, i discorsi si sprecano. In Italia ci pensano il Presidente della Repubblica e il Premier in carica. Negli Stati Uniti, è compito del Commander in chief fare il discorso. Ovviamente, anche quest’anno è toccato da un lato a Sergio Mattarella, dall’altro a Donald Trump. Come da prassi, il Premier italiano si è limitato a qualche messaggio social. Negli Stati Uniti la cosa è un po’ diversa. 

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Due discorsi diversi


Il 25 aprile – si sa – i discorsi antifascisti si sprecano. È costretta a farli pure Giorgia Meloni: se dovessimo andare a guardare l’albero genealogico del suo partito, il capostipite è il PNF di Benito Mussolini. Nessuno può dirlo, visto che la nostra Costituzione ne vieta transitoriamente la riformazione, ma non possiamo nemmeno dire che la cultura meloniana non sia di destra. In ogni caso, nei suoi interventi non è presente la parola comunista. Essendo nata nel 1977, ha vissuto in diretta gli eventi accaduti in Europa tra il 1989 e il 1991. Insomma: Giorgia Meloni sa che il comunismo del XX secolo è morto. 


Esiste il comunismo del XXI secolo: Cina, Laos e Cuba sono regimi comunisti. Non sono sicuro che  Trump si riferisse a questi regimi nel suo discorso citato dalle mie fonti: 


La paura trumpiana è che qualcuno possa sostituire le stelle e le strisce con la falce e il martello, almeno secondo la sua visione del mondo. 




 Mettiamola così: qualsiasi ideologia un millimetro più a sinistra del pensiero trumpiano è etichettata dallo stesso Trump come Comunista. Ecco spiegato il motivo perché non ha molto a cuore il suo compatriota residente in Vaticano che – intanto – se la deve vedere con uno scisma (ne ho parlato in questo articolo). 


Non è paura della falce e del martello


Facciamo un piccolo excursus delle tre azioni compiute da Trump nel suo secondo mandato. Andiamo in ordine cronologico. 

  • Prima settimana di aprile 2025: Trump introduce i dazi sulle importazioni
  • 3 gennaio 2026: gli Stati Uniti invadono il Venezuela e catturano il presidente Maduro
  • 28 aprile 2026: gli Stati Uniti invadono l’Iran


Mettete insieme queste 3 date e otterrete la frase trumpiana


Non vogliamo i comunisti, non ne abbiamo bisogno e l’America non diventerà mai un Paese comunista


Dire che l’Iran è comunista sarebbe come sostenere che Leone XIII è ateo: non sta né in cielo, né in terra. Bisogna prendere un dizionario bilingue italiano-Trump/Trump-italiano per capire il significato del termine: Trump definisce comunista chiunque non la pensi come lui, a meno che non voglia bombardare Pechino.

Cerchiamo di capire il comunismo


Sebbene sia morto e sepolto almeno in Europa, il comunismo continua ad essere oggetto di studio. Qualcuno ha voglia di tradurre in inglese il libro di Luciano Canfora Comunismo. Un’altra storia e recapitarlo alla Casa Bianca? Lo trovate su Amazon a questo link.

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